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Tipping point della Chiesa tedesca

Nella comunicazione dei social media il termine tipping point è utilizzato per indicare il raggiungimento di una massa critica a partire da cui una notizia riesce a diffondersi capillarmente. Oggi conosciamo il termine soprattutto dalla descrizione dei cambiamenti climatici dove indica dei punti di non ritorno. Se ad es. la banchisa antartica normalmente si trova tra alti e bassi in un equilibrio stabile, a un certo punto di perdita di massa l'equilibrio si spezza e un ulteriore scioglimento significativo o totale è inevitabile. È una caratteristica generale dei sistemi complessi che si mantengono in uno stato di stabilità, cercando di neutralizzare le forze che disturbano l'equilibrio. Se però i disturbi diventano tanti da raggiungere una massa critica, un tipping point, allora il sistema collassa e sparisce o trova un nuovo equilibrio dopo essersi adeguato ai cambiamenti.

Guardando la Chiesa come sistema complesso capiamo perché sembra essere un organismo da tempi passati. Questo vale soprattutto per la Chiesa cattolica organizzata in un unico sistema globale con oltre un miliardo di membri e con una struttura decisionale autonoma. Le chiese evangeliche, essendo più piccole e spesso organizzato in strutture nazionali, cambiano più facilmente soprattutto in quanto i laici sono inclusi nei processi decisionali, cioè c'è una separazione meno accentuata tra Chiesa e società, ma certamente c'è anche qui la tendenza di conservare uno stato passato.

In questa prospettiva possiamo forse dire che la Chiesa in Germania ha raggiunto un tipping point e questo in una duplice prospettiva:

La prima coinvolge evangelici e cattolici ugualmente e riguarda la Chiesa come parte integrante della società. Mentre una volta era normale essere membri della Chiesa e avere fiducia nei suoi rappresentanti ed era normale che la voce della Chiesa influenzasse la morale e la politica, oggi la fiducia nell'istituzione Chiesa è caduta ai minimi storici, i media ne parlano (se ne parlano) quasi soltanto negativamente o comunque con distanza critica e il sentimento generale verso la Chiesa è tutt'altro che positivo.

Un segno di quest'erosione di fiducia sono le uscite dalla Chiesa (in Germania l'appartenenza ecclesiale è registrata dallo Stato in quanto importante per il pagamento delle tasse). La statistica per il 2021 verrà pubblicata soltanto in estate, ma le prime cifre – in testa Monaco con oltre 22.000 uscite – indicano un anno di record negativo: ben oltre il mezzo milione di uscite su piano nazionale e le prime cifre di gennaio 2022 – ormai il tema è così caldo che i giornali riportano i numeri in tempo reale – indicano un ulteriore acceleramento dell'erosione. In questi mesi - probabilmente il tipping point è già sorpassato - le due chiese maggioritarie perdono la maggioranza in Germania, in quanto il numero dei loro membri messi insieme cade sotto la soglia simbolica del 50% della popolazione. Mentre prima ci si doveva giustificare per uscire dalla Chiesa, adesso ci si deve giustificare per rimanerci. Sotto queste circostanze è prevedibile che il numero dei membri continuerà a diminuire fino ad avvicinarsi al numero di coloro che realmente hanno ancora un legame profondo con la Chiesa.

La seconda prospettiva riguarda la Chiesa cattolica tedesca. Questo weekend la “Via sinodale” ha preso le sue prime decisioni definitive. Spinto da una forte richiesta di cambiamento e sotto attacco per le rivelazioni intorno agli abusi sessuali, nel 2019 la Chiesa cattolica tedesca ha aperto un sinodo composto da vescovi e laici per affrontare delle riforme importanti. Visto che formalmente nella Chiesa cattolica i laici non hanno un ruolo decisionale, in seconda lettura i testi vengono votati separatamente da laici e vescovi. Solo se ottengono in ambedue i gruppi una maggioranza di due terzi sono approvati. Ebbene, in questa terza assemblea sinodale (3-5 febbraio 2022) sono stati approvati tre testi in seconda e definitiva lettura che riguardavano le basi teologiche della via sinodale e due testi sul potere e la divisione del potere nella Chiesa chiedendo un maggiore peso decisionale dei laici. Uno dei testi riguarda concretamente il coinvolgimento dei laici nella nomina dei vescovi diocesani. Ovviamente questo è in netto contrasto con quanto anche recentemente comunicato da Roma.

Gli altri testi approvati in prima lettura e quindi non ancora con il voto separato dei vescovi e quindi non definitivi riguardano una revisione profonda dell'etica sessuale, la benedizione delle copie omosessuali, nonché il ministero sacerdotale delle donne e degli uomini sposati. A prima vista sembrano richieste rivoluzionarie, ma non è altro che ciò che la maggioranza dei cattolici, almeno in Germania, ritiene giusto. D'altronde anche il sinodo dell'Amazzonia aveva già chiesto l'ammissione di uomini sposati al sacerdozio. Se si raggiunge una massa critica di voci richiedenti riforme, anche la Chiesa a livello mondiale cambierà. Naturalmente c'è anche il pericolo che non si raggiunga questa massa critica e che successivamente la delusione sia più grande – con una conseguente emorragia accelerata dei fedeli. Come vada, tornare indietro non si può.

I tradizionalisti hanno già cominciato ad attaccare il sinodo. Gli argomenti spesso sono solo denigranti e senza sostanza:

Uno di questi è che si tratti di un’impresa politica e non ecclesiale, che il sinodo non si comporti come una Chiesa ma come un parlamento e che i suoi membri non siano ispirati dallo Spirito Santo ma che corrano dietro a quanto detta il mondo. Lo schema dietro quest'argomentazione è semplice: tutto ciò che corrisponde alla propria opinione è ispirato dallo Spirito, il resto no.

Un altro argomento è che si teme una protestantizzazione della Chiesa. A parte il fatto che non ci sarebbe niente di male, anche questo argomento non convince. Cattolici ed evangelici hanno delle spiritualità profondamente diverse e si sviluppano in continuità con la propria storia. Anche gli ortodossi hanno preti sposati, ma nessuno pensa che per questo siano protestanti.

Il terzo argomento fa riferimento alle verità immutabili della tradizione e denigra i riformatori come traditori della sacra tradizione. Vero invece è che la Chiesa è mutata continuamente nell'arco dei secoli. Per quanto riguarda i temi specifici del sinodo tedesco la questione dei poteri fu sempre combattuta, le donne con responsabilità pastorali le possiamo trovare nella Chiesa primitiva, i preti sposati esistevano per la maggior parte della storia cristiana e forse solo il rifiuto dell'omosessualità ha una storia continuativa, anche se solo su piano teorico. Come sia, tutti i temi riguardano la valutazione morale e la prassi della Chiesa e non mettono in questione i fondamenta della fede come vengono formulati nel Credo. Sembra quindi lecito, se non necessario, cambiarle in concomitanza con una sempre necessaria attualizzazione del messaggio cristiano.

Anche le riforme non potranno impedire che la Chiesa perda altri membri – questo segue dalla logica del superamento del tipping point – ma potrebbero aiutare a trovare più in là un nuovo equilibrio e una nuova stabilità come parte integrante di una società pluralista: una sfida che riguarda tutte le Chiese ugualmente. Bolzano, 6 febbraio 2022

Pastore Dieter Kampen

348 096 7797

dkampen@chiesavaldese.org

Chiesa valdese di Bolzano, Post 012

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