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Freud, la chiesa e i saluti del Papa

Quest'anno il famoso scritto di Sigmund Freud sulla psicologia delle masse (Massenpsychologie und Ich-Analyse – Psicologia delle folle e analisi dell'io, 1921) compie 100 anni. Freud distingue tra due tipi di massa: una è quella formata spontaneamente, in italiano la folla, in cui il singolo individuo perde ogni capacità intellettuale e si lascia prendere dalle emozioni comuni, un tipo di massa molto pericolosa, perché facilmente suggestionabile e in cui le inibizioni culturali vengono meno, lasciando a impulsi come l'aggressività la possibilità di esprimersi liberamente. L'altro tipo di massa invece è quella stabile che dura nel tempo e che dispone di un alto grado di organizzazione e di divisione del lavoro. Questa tipo di massa può raggiungere alti livelli culturali.

La novità dello scritto in questione è che Freud spiega il funzionamento di queste masse a partire dalla libido, concetto centrale anche per la sua analisi dell'io, o con un termine più accettabile a partire dall'eros, cioè dall'amore.

Per le masse stabili Freud esamina l'esercito e la chiesa come esempi di masse con capo visibile e con capo invisibile. Interessante è che Freud sostiene che per ambedue le masse ci vuole una certa coercizione, cioè non sono masse formate del tutto liberamente. Sarebbe interessante riflettere sulla questione quanto la coercizione, ad es. in forma di pressione sociale, è importante per la stabilità di una chiesa, ma questo è un altro tema.

Tornando ai due esempi, nell'esercito il capo, cioè il generale o l'imperatore, è la figura paterna che protegge e valorizza ogni singolo soldato che a sua volta si lega con fedeltà e sacrificio alla figura guida. Oltre al capo supremo questa figura paterna si ripete anche in tutti i capi subordinati. I singoli soldati, legati allo stesso capo, sviluppano tra di loro un legame affettivo così che nel combattimento possono affidarsi l'un l'altro.

Nella chiesa invece è Dio che ama ogni singolo credente che a sua volta risponde a quest'amore con l'amore verso Dio e verso i fratelli e sorelle di fede. Anche nella chiesa ci possono essere capi visibili, ad es. nel cattolicesimo, ma questi capi hanno un ruolo secondario. Anche qui si potrebbe aggiungere una discussione interessante se la presenza di guide visibili possa aiutare o ostacolare la chiesa. Come sia, il legame d'amore con Dio è quello che lega i fedeli con Dio e tra di loro.

Se la massa segue più o meno le stesse regole psichiche dell'io, questo dovrebbe valere anche per l'ambivalenza dei sentimenti, cioè nella chiesa dovrebbero essere presenti anche affetti negativi come aggressione e odio, solo che come nell'io sono rimossi nel subconscio. Infatti riscontriamo quest'odio della chiesa in molte occasioni, solo che le aggressioni si rivolgono verso l'esterno, verso i nemici di Dio. Un esempio molto evidente sono le controversie confessionali. Questo comincia già da Lutero i cui attacchi verbali contro i nemici dell'Evangelo sono di aggressività, violenza e volgarità sorprendenti. E non rimanevano soltanto aggressioni verbali: sia presso i cattolici che presso gli evangelici fu inflitta ai nemici della fede la pena di morte. Fino a pochi decenni fa l'identità della Chiesa valdese includeva non solo l'annuncio dell'Evangelo e la diaconia, ma anche il combattimento contro il potere oscuro della Chiesa cattolica. Questo meccanismo permetteva di vivere l'amore di Dio all'interno della chiesa e di sfogare l'odio subconscio verso l'esterno. Infatti oggi può sembrare strano che i predicatori di allora potevano spargere odio in grande quantità e nello stesso tempo ritenersi persone pie in armonia con l'amore e la volontà di Dio.

Oggi la situazione è cambiata: come è ormai consuetudine, Papa Francesco manda i suoi saluti al Sinodo. D'altronde l'intervista con Mons. Derio Olivero, nuovo presidente della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo della Conferenza episcopale italiana con la sua analisi di exculturazione e autoreferenzialità mostra come Chiesa cattolica e Chiesa valdese affrontano le stesse sfide (“Il cristianesimo non esiste ancora” | Chiesa evangelica valdese (chiesavaldese.org)).

Alla base di questa nuova amicizia cattolico-evangelica c'è un cambiamento culturale, cioè è venuta meno la connessione tra amore di Dio e religione. Per Lutero era ancora chiaro: anche se la tua fede è debole, l'amore di Dio ti salva lo stesso, ma se ti attacchi alla fede sbagliata, sei fuori dalle grazie di Dio e non c'è salvezza. Oggi invece crediamo che Dio ama tutte le persone indipendentemente dal loro credo o razza e non solo, ama anche gli animali e tutta la creazione. Conseguentemente anche il credente non ama più soltanto i fratelli e le sorelle della stessa fede, ma tutti.

Questo cambiamento, che si esprime concretamente nei saluti di Papa Francesco al Sinodo valdese, rallegra, comportando però anche dei problemi. Considerato il funzionamento delle masse secondo Freud, uno si potrebbe chiedere cosa significhi ciò per la stabilità della chiesa. Di per sé l'esistenza della chiesa non dovrebbe essere in questione perché il meccanismo di base, cioè che dei singoli sperimentano l'amore di Dio e quindi si aggregano tra di loro, è sempre il medesimo. Però la chiesa perde i suoi confini chiari. L'amore dei credenti si rivolge verso tutti, per cui si va fuori dalla chiesa verso tutti e tutti sono invitati a entrare nei culti, nelle discussioni, nelle opere diaconali ecc. La chiesa diventerà quindi più fluttuante e permeabile. I confini tra chiesa e mondo non sono più chiari. Qui si pongono domande cruciali come ad es: è giusto ammettere alla Santa Cena solo i battezzati? Cristo non ama anche i non battezzati? Oppure: Perché la chiesa dialoga solo con le religioni storiche e non con i movimenti esoterici che vanno di moda? Non rischia forse in questo modo ciò che Mons. Olivero sopra chiamava exculturazione? Sono cambiamenti importanti, ma non mettono in questione né l'amore di Dio né l'esistenza della chiesa.

Più difficile è la questione su cosa succede con le aggressioni subconsce, che prima furono sfogate verso l'esterno, se ora un vero esterno non esiste più. Sarebbe interessante esaminare se con una maggiore apertura ecumenica le aggressioni si siano spostate verso nuovi sfoghi. Potrebbero ad esempio esserci una maggiore conflittualità intraecclesiale, aggressività verso nemici politici, maggiore moralismo ecc.

La tematizzazione degli impulsi aggressivi subconsci sarebbe importante, perché secondo Freud è possibile utilizzare le energie dell'aggressività in modo costruttivo: ad es. invece di combattere i cattolici, sarebbe più utile combattere il cambiamento climatico o la fame nel mondo. Il primo passo sarebbe diventare coscienti dell'ambivalenza affettiva che caratterizza l'individuo, ma anche le masse e quindi la chiesa.

Infine ricordiamo che l'Evangelo ci libera da noi stessi, dall'autocentrismo, dal nostro attaccamento a noi stessi che sicuramente è la base per l'ambivalenza affettiva. Perciò abbiamo qui una via di redenzione che però è percorribile solo per l'individuo e anche per esso solo in modo incompleto, mentre la chiesa come organizzazione resta per sua natura di corpus permixtum ambivalente, anche se gli individui che la compongono possono fare la differenza. (DK)



Bolzano, 25 agosto 2021

Pastore Dieter Kampen

348 096 7797

dkampen@chiesavaldese.org


Chiesa valdese di Bolzano, Post 010

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