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Covid e rilevanza della Chiesa

L'epidemia Covid mette alla prova il nostro sistema sanitario e sociale e ci fa vedere più chiaramente punti forti e deboli che altrimenti sarebbero rimasti sotto la nostra soglia di attenzione. L'epidemia accelera alcuni processi già in atto come la digitalizzazione e automatizzazione del lavoro (con l'aumento della disoccupazione), la crescita del divario tra ricchi e poveri o il sorpasso economico della Cina all'America. Crea anche opportunità come una maggiore coscienza del fatto che su questo pianeta siamo tutti nella stessa barca e qui l'enciclica “Fratelli tutti” di Papa Francesco è uscita nel momento giusto.


Un'altra tendenza in atto da tempo, ma rafforzata e accelerata dal Covid è la perdita di rilevanza della Chiesa. Già nella prima ondata si notava che le persone che parlavano alla televisione e da cui ci si aspettavano parole di conforto e di speranza non erano teologi bensì virologi. Non è stato sempre così. Numerosi monumenti, spesso dedicati alla Madonna o a qualche santo, testimoniano da chi in passato la gente si aspettava aiuto durante i periodi di peste.


Oggi invece le Chiese sono abbastanza silenziose e a loro volta si adeguano alle direttive dei virologi. Sono diventate irrilevanti, sembra. Prima di evocare però il crepuscolo della cultura religiosa e di rimpiangere i vecchi tempi in cui la Chiesa stava ancora al centro della vita pubblica, conviene interrogarsi se il ruolo marginale della Chiesa in quest'epidemia sia veramente un male. Penso che Lutero non avrebbe avuto nessun problema ad affidarsi ai virologi per le misure da intraprendere, anzi, già al suo tempo, durante i periodi di peste, il riformatore raccomandava di seguire i consigli dei medici. Questo per un motivo molto semplice: la malattia riguarda il corpo e quindi l'uomo esteriore, carnale, materiale. Il mondo materiale è il regno della ragione e quindi della scienza. Non è quindi compito della teologia consigliare sulla cura della malattia. La Chiesa si rivolge all'uomo interiore o spirituale mediante l'annuncio della parola di Dio che viene accolta dalla fede.


Lutero ha distinto ragione e fede come due modi di conoscere differenti. Questa differenza riguarda sia l'origine sia l'oggetto sia la modalità del conoscere. La ragione è un conoscere attivo, rivolto alle cose materiali e utile per dominare il mondo, ma incapace di conoscere Dio. La fede invece è un conoscere passivo che l'uomo riceve per rivelazione e che gli fa conoscere Dio, una conoscenza interiore, un vedere al buio. Lutero ha molte volte sottolineato la differenza e la differente competenza di questi due modi di conoscere, perché la sua riforma riguardò anche il distacco dalla teologia scolastica in cui la filosofia, cioè la ragione, dominava la teologia. Lutero ha quindi voluto liberare la teologia da questa dominanza, mettendo al centro la Bibbia come parola di Dio che suscita, mediante l'aiuto dello Spirito Santo, la fede. Vista questa distinzione tra fede e ragione siamo in ottima tradizione protestante se oggi lasciamo ai virologi, che come scienziati appartengono al regno della ragione, dirci come vincere il virus, il quale appartiene al mondo materiale. Se questo include la sospensione dei culti, la Chiesa può anche adeguarsi, perché ci sono anche altre modalità di annunciare la Parola (sebbene ci siano ancora altri aspetti da considerare).


Naturalmente questa distinzione non è uguale a una separazione. La fede deve essere non fondata, ma comunque difesa dalla ragione. La ragione a sua volta non può trovare dentro di sé una direzione e un senso per cui ha bisogno della fede.

Non stupisce quindi se nel passato i teologi hanno dato anche delle spiegazioni razionali ad eventi materiali come ad es. l'epidemia della peste. Per Lutero la spiegazione era semplice e poteva riconnettersi a certe affermazioni bibliche: la malattia e la morte sono espressioni dell'ira di Dio, sono punizioni per il nostro peccato. Siccome siamo tutti peccatori, è una punizione giusta che come tale dovremmo supportare volentieri. Oggi i teologi sono più cauti e generalmente si astengono da tali interpretazioni. Penso che facciano bene perché interpretando le cose di questo mondo, i teologi rischiano di superare le loro competenze. La malattia appartiene al mondo ed è quindi competenza della ragione, cioè della scienza, spiegarla.


Cosa resta quindi alla Chiesa? È ancora rilevante? Direi di sì, perché nei confronti dell'epidemia ci si interroga sulla sofferenza e sulla morte, sul senso della vita e su chi è l'uomo, e quindi su Dio. Nel poter rispondere a questi interrogativi si gioca la questione della rilevanza della Chiesa. La questione della rilevanza o meno della Chiesa è quindi ancora aperta, l'ultima parola non è ancora pronunciata, stiamo in un processo aperto. (DK)


Bolzano, domenica di annuncio lockdown, 8 novembre 2020


Pastore Dieter Kampen

348 096 7797


Chiesa valdese di Bolzano, Post 002

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